Ovunque vi sia uno tsunami evolutivo, se ha la possibilità di guarire ha lasciato dietro sé un'ombra. |
“Un buon tema è come un sole, un astro intorno al quale gravita un sistema planetario del quale molte volte non si ha notizia finché lo scrittore di racconti, astronomo di parole, non ce ne rivela l'esistenza”. Julio Cortàzar. Renato Schembri, per questi racconti, ha scelto più astri: l'imprevisto, l'a-normalità, le relazioni umane in varie sfaccettature. I personaggi sono persone all'apparenza normali, quali ogni città può avere e riconoscere tra i suoi abitanti; accade loro, però, in questi racconti, un fatto improvviso, scardinatore di certezze, che fa emergere lati oscuri insospettati e rende consapevoli della discrasia tra l'essere e l'apparire.
Nella raccolta di racconti 'Il Parco' di Renato Schembri la sofferenza individuale è correlata e legata a doppio filo con i drammi e le sofferenze sociali.
La psicoterapia non può essere efficace se la comprensione intellettiva non è accompagnata da una comprensione affettiva, emotiva ed empatica del dolore del paziente.
Renato Schembri, di professione psicoterapeuta, con REIKO, ha dato forma a un romanzo di accecante misantropia: gli uomini che in esso compaiono, ne escono con le ossa rotte. Insensibili, egoisti, prepotenti, non riescono a guardare oltre al loro naso. Le donne, invece, pur essendo vittime, hanno una loro dignità: donne che, pur di rimanere insieme all'uomo che amano, sono capaci di mascherare il loro stesso amore. La protagonista della vicenda narrata da Schembri si chiama Sonia Riotta: la sua vita sembra attraversata, come le altre, da nevrosi ed idiosincrasie. Eppure l'incontro con Reiko, una ragazza giapponese, le cambia l'esistenza: finalmente riesce a capire cosa le sta più a cuore, cosa è meglio per la sua vita. E' un romanzo mosso da un irrefrenabile impulso distruttivo, ma è anche la narrazione dell'amore e della condivisione. A riparo dalla trappola del pirandellismo di natura, di cui parlava Sciascia, l'agrigentino Schembri da prova del suo talento di narratore, dimostrandosi capace di raccontare una storia sulla diversità.
Una testimonianza di partecipazione per le forme di dolore altrui, lontana per grazia naturale dal sensazionalismo e dalla morbosità che spesso inondano i servizi “realistici” dei media.
Renato Schembri si aggira negli spazi delle sue narrazioni con una scrittura precisa, di grande perfezione stilistica, attenta alla parola.
L'unico terriccio che può nutrire e gratificare gli esseri viventi è quello della Compassione, “Legge delle Leggi, Armonia Eterna, Essenza Universale sconfinata, Luce della Giustizia perenne, congruenza di tutte le cose, la legge dell’Amore Eterno” (H. P. Blavatsky, "La voce del silenzio"). Ed è di questo sublime compatire / "cum-patire", di questo "sentire insieme" proiettato nell'abbraccio del comprendere / "cum-prehendere" che ci fa sovvenire l'esempio del Buddha ed ogni altro archetipo abilitato, infine, a condividere / "cum-dividere" ogni cielo fisico ed interiore divenuto dimora comune di qualsivoglia illuminante "cum-templum", che s'intride e si sostanzia l'incedere letterario e umanissimo del presente, prezioso volume che, nel segno di una "humanitas" additata agli umani e, ancor di più, ai disumani, va a coinvolgere / "cum-involgere" chi scrive e chi legge in un gratificante aureolare di affabulazioni cesellate da perimetrazioni e dimensionamenti d'una semplicità sempre "difficile a farsi" (Brecht) ma anche al solo ipotizzarla o descriverla. "Chapeau", Renato. Spero che Tu voglia onorarmi affidandomi la prefazione del Tuo prossimo libro, senz'altro egualmente attestato (nel sicuro reiterarsi del considerare / "cum-siderare" intorno a comunanze di stelle fisse e vagolanti su quei cieli) ai pari livelli e spessori di "Reiko" e de "Il Parco".
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